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Intervista di Alessia Mocci a Giulio Marchetti: vi presentiamo la raccolta Specchi ciechi

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Le proprie inclinazioni risultano socialmente oppresse dal senso utilitaristico dominante, a partire dall’istruzione. “Le cose monotone” ben presto saranno delegate alle macchine (che ormai svolgono gran parte dei lavori ripetitivi un tempo affidati agli esseri umani). Non si tratterà più di cercare lavoro, ma di creare lavoro. Forse allora l’unica risposta sarà: creatività.” – Giulio Marchetti
Il talento creativo, quella capacità produttiva della ragione in comunione con l’inconscio. Il concetto riportato in apertura mette luce sul pensiero di Giulio Marchetti su due problematiche sociali di grande importanza: il lavoro e la felicità.
Ancora una volta è il poeta che, staccatosi da quel “senso utilitaristico dominante”, getta uno sguardo nella realtà del presente e la descrive netta, densa.
La raccolta “Specchi ciechi” è stata pubblicata nel 2020 dalla casa editrice Puntoacapo, vede la prefazione di Maria Grazia Calandone, la postfazione di Vincenzo Guarracino ed una nota di Riccardo…

Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo l’antologia Memorie

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“[…] Terra amata, mi fai riposar/ sotto lo sguardo benigno dell’Etna/ e dal mare rinasco a nuova vita,/ da quel mare fatto di storia d’uomini,/ di pescatori e focosi amori./ Cara Sicilia, qui fui greco, arabo, spagnolo/ cittadino del mondo e con/ il profumo della mia amata/ mi riscaldi l’anima.”‒ “Profumo di Sicilia”
Il libro “Memorie – Antologia poetica” dell’autore siciliano Rosario Tomarchio è una raccolta in colloquio con il passato grazie ad una selezione di poesie di tre pubblicazioni precedenti, per un periodo di tempo che va dal 2013 al 2017. “Memorie” è la somma di nove anni nei quali Rosario si è cimentato con la riflessione e la comparazione. Ha toccando temi come la tradizione, l’amore per la Signora, l’Etna, per la sua terra e per il suo mare, per la famiglia e per quei piccoli gesti antichi che oggi, nell’era capitalista, quasi si frantumano prima ancora di realizzarsi. E se la grande metropoli costringe l’essere umano ad una velocità che penalizza il rapporto tra emozio…

Incubo di una vita spezzata poesia di Rosario Tomarchio

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Un rumore assordante,
grida di gente si confondono
con la serena e le luci
degli angeli della strada.
E tu povero arrivi lì
e tutte le speranze
crollano come un castello di sabbia.
E grande il tuo dolore,
le gambe ti cedono
e smarrito guardi il cielo
dove il tuo ragazzo ora riposa
e trovi sola la forza di urlare
il suo nome al vento.
Quando scende la notte
hai paura di sognare
quell’incubo che lo ha strappato
via. E nel silenzio della gente
una lacrima disegna
il tuo volto doloroso
mentre in cielo,
una stella illumina
i tuoi passi per la via
del dolore.

Canti di Castelvecchio - L'or di notte di Giovanni Pascoli

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Nelle case, dove ancora
si ragiona coi vicini
presso al fuoco, e già la nuora
porta a nanna i suoi bambini,
uno in collo e due per mano;
pel camino nero il vento,
tra lo scoppiettar dei ciocchi,
porta un suono lungo e lento,
tre, poi cinque, sette tocchi,
da un paese assai lontano:
tre, poi cinque e sette voci,
lente e languide, di gente:
voci dal borgo alle croci,
gente che non ha più niente:
Fate piano! piano! piano!
Non vogliamo saper nulla:
notte? giorno? verno? state?
Piano, voi, con quella culla!
che non pianga il bimbo... Fate
piano! piano! piano! piano!
Non vogliamo ricordare
vino e grano, monte e piano,
la capanna, il focolare,
mamma, bimbi... Fate piano!
piano! piano! piano! piano!

Nel giorno della memoria.. Ricordate poesia di Rosario Tomarchio

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Non ho un nome,
sono solo un numero
da mettere in fila
e da cancellare,
quando non ti servo più
alla tua follia.
Sono vivo
e mi sento morto,
mentre attendo la mia
ora decisa da un uomo
viziato
dal inconscio malato.
Sono una donna,
dai capelli rasati
e dal grembo strappato.
La mia vita è stata resa vuota,
piegata come una canna battuta dal vento.
Calpestata come un sepolcro coperto,
che si ci passa sopra senza saperne l’esistenza.
Ricordate queste parole
e che il vento non li porti via.

Intervista di Alessia Mocci a Gianfranco Cambosu: vi presentiamo Il paese delle croci

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Nuoro è una città strana. Silenziosa e priva di stimoli in apparenza, eppure capace di catalizzare ingegni e forti personalità. Oltre a Grazia Deledda, una donna che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante in Italia e nel Mondo, è inevitabile citare Sebastiano e Salvatore Satta, oppure Antonio Ballero e Francesco Ciusa. Scrittori e artisti insomma, accomunati da una ineluttabile appartenenza al territorio, ma in grado di proiettarsi in un panorama nazionale e internazionale.– Gianfranco Cambosu
Il paese delle croci” è stato pubblicato nel 2019 dalla casa editrice romana Emersioni diretta da Michele Caccamo, forte di tre premi letterari conferiti quando il romanzo era ancora inedito. L’autore, Gianfranco Cambosu è nato a Nuoro nel 1966 e con “Il paese delle croci” firma la sua quinta pubblicazione.
Di professione insegnante di lettere presso il liceo di Dorgali, Gianfranco non colloca i suoi romanzi nel genere giallo e noir benché ci siano omicidi ed indagini ma, piuttosto, riti…

Lavori nei campi poesia di Rosario Tomarchio

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Ricordo un tempo dove
l’area profumava di mosto
e di mieleselvatico.
Ricordo un tempo, dove il tempo
si misurava con il
salir e scendere
del sole e
le giornate iniziate con le sante parole.
Ricordo un tempo
dove l’area odorava
di grano in erba,
odorava del sudore della tua pelle,
del miele dei tuoi baci.
Ora vecchio passeggio
per le vigne con il mio andar lento.
E con il profumo di mosto
e di fior di campo,
aspetto beatamente
il calar del sole sulla vita mia.